Capitan Pastene: storia di una emigrazione dimenticata:
studiata, analizzata e ritrascritta dagli alunni dell' Istituto Tecnico Commerciale A.Paradisi di Vignola
Con molta fatica, dopo un duro lavoro svolto insieme ai nostri insegnanti, noi, alunni di quattro classi dell' I.T.C.Paradisi, abbiamo portato a termine un corposo impegno: in quasi due anni, su committenza dei comuni di Vignola, Spilamberto, Guiglia e Zocca abbiamo studiato, contestualizzato, ricostruito, rinarrato la storia di Capitan Pastene.
Capitan Pastene: chi era costui?
Nel 1904 e nel 1905 ottantotto famiglie (pari a 507 persone) dell'Appennino modenese, della fascia pedemontana e di luoghi originari dei comuni di Pavullo nel Frignano, Zocca, Guiglia, Montese, Vignola, Marano sul Panaro, Modena, Monfestino, Bazzano e Savigno di Bologna, emigrarono in una zona del Sud del Cile.
Essi avevano stipulato un regolare contratto di locazione d'opera con il Signor Giorgio Ricci che nel 1903 aveva ottenuto in concessione dal governo del Cile un vasto territorio. Il Ricci, secondo le leggi giolittiane sull'emigrazione, provvide al trasporto ed alla sistemazione dei coloni italiani che avrebbero dovuto coltivare con profitto le terre su cui fondarono poi il paese di Capitan Pastene, così chiamato dal nome dell'ammiraglio genovese che, al servizio della corona di Spagna giunse per primo in questa regione nel 1534.
La zona su cui sorse Capitan Pastene in realtà si rivelò boschiva ed impervia, assolutamente inadatta ad essere coltivata. In breve, i poveri coloni italiani, dopo un viaggio di quasi due mesi, una volta giunti là, scoprirono di essere stati usati da Ricci per una speculazione personale che arricchì solo lui. E così quei poveri disgraziati che erano emigrati con la speranza di migliorare la loro vita, non trovarono nulla di positivo: poveri erano partiti e poveri rimasero. Anzi, se così possiamo dire, caddero dalla padella nelle braci perché in Cile alla povertà costante si aggiunse la nostalgia di casa, il senso di sradicamento e le difficili relazioni con gli indios, i Mapuches, inizialmente diffidenti ed ostili.
Con questi, con l'andare degli anni, i rapporti migliorarono, ma non le condizioni di vita che si aggravarono: alla povertà, alla delusione, al disorientamento si aggiunse addirittura la rottura completa dei contatti con la madre patria.
Dopo lunghi anni di silenzio, solo nel 1989 la comunità pastenina inviò un accorato appello alla Consulta Regionale Emigrazione della Regione Emilia Romagna che decise di attivare gli enti locali allo scopo di instaurare rapporti di amicizia, di collaborazione e di aiuto attraverso intese e gemellaggi con i comuni di Pavullo, Zocca, Guiglia, Vignola, Spilamberto e Modena.
Il progetto ed i suoi obiettivi
Sono stati appunto alcuni di questi comuni che ci hanno commissionato il Progetto sui seguenti obiettivi:
Se qualcuno ne volesse sapere di più o desiderasse, perché no?, consultare il nostro materiale, saremo felici ed anche fieri di mostrarglielo.
Vi aspettiamo.
I ragazzi dell'Istituto Tecnico Commerciale Agostino Paradisi di Vignola,
IVA Igea, IVB Igea, IVA Mercurio, IVB Mercurio.